A Parigi, un tuffo nel passato recente
Ho passato un fine settimana (lungo) a Parigi. Sono tornato rigenerato e rilassato. E non riuscirò a farvi pena dicendovi che il viaggio è stato così lungo che nello stesso tempo si arriva a New York, ne sono consapevole. Comunque, nel gironzolare qui e là per la città , sotto la pioggia e, persino, la neve, (sto cercando di smorzare la vostra invidia con effettacci da piccola fiammiferaia) sono capitato al Centre Pompidou, a trottare su e giù per i due piani della mostra permanente.
Un tuffo nel passato recente e l’occasioni per trovare artisti che, nel secolo passato, hanno utilizzato, più o meno consapevolmente, i principi della fisica, della matematica, della biologia, della meccanica per le loro creazioni. Ecco allora le delicatissime sculture di Alexander Calder che giocano sugli equilibri delle forze o riproducono fantastiche costellazioni. E che, in alcuni casi, si sono spinte molto oltre. Mi è venuto in mente, ad esempio, che una scultura di Calder, Black Peacock (la vedete qui sotto, non cercatela al Centre Pompidou) sembra riprodurre esattamente la fisiologia di una particolare area del cervello, chiamata V5 responsabile del moto e delle sue direzioni. “Viste da lontano i pezzi della scultura appaiono come “macchie” statiche di varie dimensioni” scrive Semir Zeki dell’University College London “ma quando i pezzi si muovono nelle differenti direzioni, ognuna stimola solo una categoria di cellule che è selettivamente responsiva alla direzione in cui la specifica macchia si muove”

Al Pompidou è in mostra anche un lavoro di di Jesus Rafael Soto, artista venezuelano che concentrò spesso il suo lavoro sui meccanismi percezione, non quella dell’occhio bensì quella del cervello. Lì sarete messi alla prova confrontandovi con un magico quadrato blu che non esiste ma, magicamente si comporrà solo dentro la vostra testa. Non sono riuscito a trovare una foto dell’opera on line, accontentatevi pertanto di quella che vi presento qui, presa direttamente dal sito dell’artista, ma che offre un buon esempio dell’opera di Soto. Il suo titolo è Esfera virtual amarilla.
Una visita al Pompidou sarà anche l’occasione per ritrovare Pietr Mondrian e le sue linee dritte a costruire geometriche composizioni. Linee, nel suo pensiero, costituenti di tutte le forme. Ed ecco che (come viene descritto in questo interessante articolo di Seed) molti anni dopo i fisiologi hanno scoperto delle particolari cellule che rispondono selettivamente alle linee diritte, riconosciute come “i mattoni” della percezione delle forme. E sarà anche l’occasione per scoprire o riscoprire Bernard Requichot, tragica figura di artista, morto suicida a soli 32 anni, i cui dipinti si ispiravano al concetto di spirale (estendendone il concetto grafico anche alla scrittura) e ai reliquari, con composizioni che accumulavano frammenti di natura dentro le scatole. Ecco qui una delle opere conservate dentro al museo parigino: NEKONK TANKE TANK MALA, del ‘61.
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19 Febbraio 2009
Non parlarmi di Parigi. Io scapperei lì ogni week end!!!
19 Febbraio 2009
io invece, ci andrei prorpio a vivere, direttamente…