Linx

»

bisteccasintetica

»

Perché ci piace l’arte

Perché ci piace l’arte

29 Mag. 2009 | categoria arte e neuroscienze | 2 commenti

Interessate quesito, non trovate? Per una volta non mi dilungherò a ciarlare come mia abitudine di artisti e scienza e di quanto siano interessanti, entusiasmanti, sorprendenti le contaminazioni tra i due mondi. Insomma, non il solito (mio) bla, bla, bla. Invertirò la rotta, parlando di scienza che si occupa di noi, della nostra mente, del nostro cervello, e del nostro rapporto con le opere d’arte.

Ora, un po’ di neuroscienze mi ci occupo, e guardo sempre con molto sospetto a tutte le sparate dei giornali che un giorno sì e un altro pure ci comunicano l’ennesima scoperta sull’area dell’amore, della fede, del razzismo, e chi piu’ ne ha piu’ ne metta. Mi danno parecchio fastidio, devo dire. Ho letto questo  articolo on line e ve lo segnalo. E’ un’intervista a Luca Francesco Ticini,  Presidente della Società Italiana di Neuroestetica “Semir Zeki” e rappresentante dell’Institute of Neuroaesthetics di Londra e Berkeley. Che descrive la sua branca di interesse, la neuroestetica, come la terra di nessuno, un territorio di sinergia tra chi si occupa di arte e chi si occupa di scienza. L’intervista è interessante anche se su alcune affermazioni presenti nell’intervista mi lasciano perplesso. Per esempio, alla domanda:

Le neuroscienze, secondo Lei, consentono di individuare parametri oggettivi utili a distinguere autentiche opere d’arte destinate a durare nel tempo da prodotti commerciali di scarso valore?

la risposta è stata:

“Oggi, le tecniche di risonanza magnetica hanno permesso di identificare alcuni circuiti cerebrali coinvolti nell’apprezzamento estetico. Questi circuiti rimangono costanti e non variano da persona a persona. Ciò significa che se il nostro cervello reputa un’opera bella, si attivano ben definite aree cerebrali, identificabili. Dunque, i parametri oggettivi per distinguere un’opera d’arte vanno ricercati nell’attività del nostro cervello e non nelle parole e definizioni. Un’opera d’arte destinata ad essere stimata tale nel tempo deve, a mio avviso, poter attivare dei ben definiti circuiti cerebrali legati all’apprezzamento estetico.”

Così come è messa giu’ mi pare un’affermazione un po’  discutibile.  Mia mamma trova bellissimi dei quadretti di montagna che io trovo mostruosi e viceversa. Parimenti, ci sono delle opere d’arte stimata nel tempo che non infliggerei nemmeno al mio dentista. E anche associare il concetto di arte a quello di estetica, francamente, mi pare un po’ antiquato. E poi, per dire: l’opera per passare a imperitura stima deve essere stimata da chi? E attivare i circuiti cerebrali di chi: quelli miei, della mia vicina, di mia mamma, di un critico d’arte, di un’artista? Quelli di tutti parrebbe, perché la precisazione dice:

“E’ certo, tuttavia, che di fronte ad un’opera d’arte, ognuno ha un’esperienza estetica dissimile. Vi sono infatti infiniti fattori che possono influenzare il nostro giudizio, come le esperienze personali, la formazione culturale, la moda e così via. Pur tuttavia, esistono dei circuiti nervosi che sono attivati in modo omogeneo in ognuno di noi che in un certo senso ci rendono uguali dinanzi ad un’opera d’arte.”

Mi convince poco per i motivi sopra elencati che riguardano il concetto stesso di opera d’arte. Tanto per ribadire: a me l’orinatoio di Duchamp mi fa schifo, esteticamente, ma è un’opera che ha rivoluzionato la storia dell”arte del Novecento. Allo stesso tempo, perché sono un ignorante, devo dire che se mi presentassero un quadro di Giotto o un suo coevo molto meno dotato, sopravvissuto fino ad oggi per caso o per culo, francamente non so se in un caso o nell’altro le mie aree cerebrali si attiverebbero e per quale dei due. Rischierei di buttare Giotto e tenermi lo scarsissimo coevo.  Il riduzionismo delle neuroscienze, a volte, spesso, mi lascia perplesso. Questa è una di quelle volte. Ma siccome, l’ho detto, sono un ignorante in materia, sono ignorante praticamente in tutto, a dire il vero, mi piacerebbe saperne di più. C’è anche un libro in uscita. Si intitola Connessioni inattese, crossing tra arte e scienza da Giancarlo Politi Editore, 2009. Lo comprero’ senz’altro perché l’argomento mi intriga assai.  Sono pronto a ricredermi e poi vi faccio sapere.

torna su

2 commenti a “Perché ci piace l’arte”

  1. CLAUDIA VASCOTTO ha scritto:

    io sono molto concorde con lei nell’affermare che è difficile valutare un’opera d’arte…ho visitato nella mia ignoranza moltissimi musei e pinacoteche chiedendomi che cosa significa arte per gli altri e per me stessa!!!lalcune opere mi hanno rapito e poi rivedendo le foto del soggetto artistico in questione mi sono detta: beh se me lo ricordo così bene allora mi ha colpita indelebilmente nel cervello…..ma ancor piu’ confusa mi lascia la musica…in quanto sebbene io pensi di avere una grande memoria fotografica ….per la musica le cose si complicano….ricordo di aver già sentito un brano ma difficilmente riesco a ricordarne l’autore o il titolo….piu’ facilmente se legato ad un’emozione personale…ne deduco quindi che ho una percezione soggettiva delle cose….se vivo in quel momento emozioni gradevoli anche quella musica mi ricorderà una sensazione armonica….viceversa spesso una musica associata ad un evento sgradevole mi ripugna all’ascolto anche dopo molti anni…per cui mi chiedo quale differenza puo’ esserci tra la visione di un’immagine artistica e l’ascolto di musiche e perchè sono considerate arte e non semplici puri suoni in successione o simultanea esecuzione?

  2. Donato Ramani ha scritto:

    orpo! che onor!

Scrivi un commento

Ultimi articoli

Post più letti