13 Giu. 2009 | categoria arte a cinque sensi | Leggi tutto | 2 commenti
Se non conoscete Marc Quinn il suggerimento è prima di tutto di andare in giro per il web a cercare le sue opere (il suo sito personale, purtroppo, è in costruzione, al momento). In seconda battuta, recatevi a Verona dove in un percorso espositivo che si completa alla casa di Giulietta potrete ammirare un rassegna del suo lavoro, fino al 27 settembre.

Un tipetto interessante, questo Quinn. Che ama provocare. Negli anni Novanta diventò famoso costruendo una statua che riproduceva la sua testa con 4,5 litri del suo sangue: il lavoro si intitolava Self, del ‘91 (la potete vedere qui sopra). Qualche anno fa riuscì a portare sul quarto plinto della piazza simbolo di Londra, Trafalgar Square, la statua di una donna focomelica nuda e incinta come rappresentante di un nuovo modello di eroismo femminile (anche la modella ritratta, Alison Lapper, è un’artista). Eternal Spring: Sunflower II è la sua opera accolta nelle sale del Science Museum a Londra. Sono fiori preservati dall’avvizzimento attraverso un meccanismo di refrigerazione, per parlare di giovinezza e vecchiaia, eternità e morte. Il suo ritratto di John Sulston, premio Nobelper la medicina 2002 è alla National Portrait Gallery. Consiste di batteri contenuti in gel di agar contenenti il DNA dello scienziato… Buona gita a Verona (anche se non so quali siano le opere esposte, spero non solo Kate Moss che fa le pose yoga, un’altra sua opera famosa che a me non dice granché, pero’…)
Tags: Marc Quinn, Verona
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2 Giu. 2009 | categoria arte a cinque sensi | Leggi tutto | 2 commenti
Ve ne avevo già parlato tempo fa di questo concorso indetto dall’Università di Princeton. Ora sono usciti i vincitori. Le foto sono veramente belle e chi volesse farsi una golosa scorpacciata di immagini della scienza veramente eccezionali non puo’ mancare questo link che mette in mostra tutti i partecipanti alla competizione intitolata Art of Science. Come vi dicevo l’altra volta, i partecipanti sono tutti di Princeton, ma questo ha poca importanza. Dalla fisica alla biologia alla nanotecnologia ce n’è davvero per tutti i gusti. Io la mia foto preferita l’ho messa qui sotto. Probabilmente, dal punto di vista estetico, non è la migliore, ma è estremamente affascinante lo stesso. Nel 1885 Vincent van Gogh tracciò un ritratto di donna. Poi, sopra a quel ritratto dipinse un altro quadro, Pasture in Bloom (Pascolo in fiore) oggi conservato al Kroller-Muller Museum a Otterlo, Olanda. Con l’analisi ai raggi X e l’analisi chimica è stata rivelata una parte del lavoro nascosto. Questi ricercatori di Princeton hanno ricostruito in forma digitale il dipinto originario prima semplicemente in una scala di grigio, poi colorandolo con i pigmenti e la distribuzione dei colori presi da altri lavori eseguiti dall’artista in quello stesso periodo. Ecco il risultato.

Tags: Art of Science, Princeton, Van Gogh
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11 Apr. 2009 | categoria arte a cinque sensi | Leggi tutto | Nessun commento
Una cosa è certa. Non resta molto tempo visto che la deadline per la presentazione dei lavori è il 21 aprile (alle 11.59: chissà perché non un minuto dopo). E, in ogni caso, la competizione è destinata solo a gente dell’Università di Princeton. Ma il concorso ve la segnalo ugualmente. Anche perché l’iniziativa, e i suoi prodotti, sembrano avere una certa risonanza mediatica dal momento che da Wired al Washington Post le hanno pubblicate (queste ultime sono presente in una gallery a questo link, dateci uno sguardo: sono bellissime sul serio). Il tema identificato per quest’anno è Found Art, una scelta piuttosto interessante. Found art infatti è un altro termine per definire il ready made, ovvero oggetti presi dalla quotidianità e elevati ad oggetto artistico dalla volonta e dal gesto dell’artista. Ricordate l’orinatoio e la ruota di bicicletta di Duchamp e avrete un’idea di ciò di cui sto parlando.

Le immagini devono essere raccolte durante progetti di ricerca. Secondo quanto riportato nel bando “I lavori sottoposti saranno basati sull’eccellenza estetica piuttosto che sull’interesse tecnico e scientifico. Quella che vedete sopra faceva parte della competizione del 2006. Gli autori sono il professor George Scherer, e i suoi studenti.
Tags: Princeton
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28 Feb. 2009 | categoria Arte e ambiente, Arte e natura, arte a cinque sensi, arte biotech, arte e chimica, arte e tecnologia | Leggi tutto | Nessun commento
I suoi pennelli sono un bastoncino di legno trovato nella sabbia e un rastrello. La sua tela le grandi spiagge della California, ad esempio quelle tra Santa Cruz e Half Moon Bay. Le sue opere si fondono nei panorami deserti come in quelli affollati di bagnanti, di bambini in bicicletta, di fidanzati che passeggiano sul bagnasciuga. Quelle stesse spiagge che lui, da appassionato surfista, ha da sempre frequentato.

Jim Denevan, questo il nome di questo originale artista, traccia nella sabbia magici disegni, dal sapore metafisico, camminando per miglia e miglia sotto il sole. Trenta miglia, in media, per sette ore di lavoro. Opere monumentali, perché visibili nella loro interezza solo da molti metri di altezza,  e sfuggevoli perché destinati a esistere solo per poche ore, prima che la marea e il vento le cancelli per sempre. “Dal basso, questi disegni divengono dei posti ben definiti in un ambiente indefinito come la superficie della spiaggia dell’Oceano. Dall’alto possono esser visti come un elemento del paesaggio, come le nuvole i fiumi o gli edifici.” Non so bene come faccia, ma le sue opere sono tutte realizzate “a mano libera”, cioè senza avvalersi di alcun strumento di misurazione.

Date un’occhiata al suo sito e rimarrete strabiliati. L’opera che vedete qui sotto è stata realizzata il 15 gennaio di quest’anno. Una curiosità : Jim, oltre che artista del paesaggio è anche un appassionato di cibo e chef molto apprezzato. Ha cominciato a lavorare nei ristoranti a 17 anni, di sera, così di giorno poteva dedicarsi al surf, altra sua passione. promotore di un’iniziativa di successo, intitolata Outstanding the field , feste mobili a base di cibo genuino, da tenersi nelle fattorie con il cibo appena raccolto. La missione? Ricreare il legame tra i commensali, il luogo in cui consumano il loro pranzo e le origini del cibo nel piatto, rendendo così merito agli agricoltori e agli artigiani del cibo che lo hanno coltivato e cucinato. Su questa esperienza ci sono un libro e un sito, per capirne di più. Arte per gli occhi e cibo per la pancia: il tutto in contesti naturali. Cosa volere di più?

Tags: jim denevan, land art
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13 Feb. 2009 | categoria arte a cinque sensi, arte biotech | Leggi tutto | 2 commenti
DNA da appendere alla parete, per fare arredamento. Tutti quelli che hanno maneggiato provette in un laboratorio di biologia molecolare quando vedranno ciò che ha fatto questa impresa canadese si chiederanno: “Perché non ci ho pensato anche io?”. Del resto è la stessa domanda che ho rivolto a me stesso. Me ne ero già occupato qualche tempo fa e mi ero dimenticato della loro esistenza. Ma una e-mail, con il suggerimento per un cadeau originale per la dolce metà in occasione di San Valentino, mi ha ricordato di questi lavori. E ne parlo qui, tanto per dire che alla creatività , anche in campo imprenditoriale, evidentemente non c’è limite.

Insomma se siete così vanitosi che gli oggetti che parlano di voi ammassati in casa non vi bastano più, e gli specchi non vi sono sufficienti, questa azienda vi offre la possibilità di dare alla vostra casa un tocco che più personale non si potrebbe: mettere in mostra, nel salotto buono, il vostro codice genetico in formato di grande quadro da appendere sopra il divano o di piccola fotografia da appoggiare sulla mensola. Loro sono quelli di DNA11 e questa, mi rendo conto, è pubblicità . Ma ciò che questi imprenditori hanno fatto mi pare interessante. Per cui pazienza per la pubblicità . Prendetelo come un suggerimento e un invito a tutti gli scienziati, soprattutto quelli giovani sempre in condizioni di “non fate l’onda”, a non mettere limite alle possibilità che la scienza offre. E a dare spazio all’inventiva.

L’anno passato Anne Wojicki (moglie del cofondatore di Google) e la sua socia Linda Avey hanno riscosso bei successi con la loro azienda 23andMe, nominata “invenzione dell’anno” da Time, promettendo di svelare i segreti, i difetti e le eventuali predisposizioni ad alcune malattie nascoste nel nostro Dna grazie a 400 dollari (i prezzi si sono ribassati da poco) e un nostro sputo. Quelli di DNA11 da qualche anno, invece, fanno bussiness titillando il nostro ego: per mettersi in mostra basta ordinare un kit on line. Una volta arrivato basterà passarsi in bocca un bastoncino per raccogliere un po’ di cellule dalle guance e rispedire il tutto all’azienda che si occuperà dell’estrazione del Dna e di tutto il processo (a dire il vero tecnicamente piuttosto semplice) che renderà visibile il nostro codice genetico. 169 dollari per un “ritratto” di quelli piccoli.
p.s. come fa notare la mia amica Fiamma, l’abbinamento di colori con l’arredamento, nelle foto, lascia a desiderare. Ma per quello ci fidiamo del vostro gusto.
p.p.s. la stessa amica mi sta minacciando. Dice che devo scrivere gli acronimi maiuscoli. Ho fatto così, anche se gli usi del giornalismo dicono il contrario, in suo onore.
Tags: 23andMe, Anne Wojicki, DNA, DNA11, Linda Avey
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