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Articoli in ‘arte a cinque sensi’

Sudore robotico by Paula Gaetano

2 Feb. 2009 | categoria arte a cinque sensi, arte e tecnologia | Leggi tutto | 4 commenti

Mi è venuta da qualche tempo la passione per l’Argentina. Ci sono stati di recente degli amici, Giancarlo prima e Bettina poi, tornati a casa con foto fantastiche di paesaggi, foreste e ghiacciai. E poi, recentemente, ho passato un week-end con Carina Zaniboni Ratti, architetta da Buenos Aires, che ha preparato una cenetta con i fiocchi, a casa di Matteo, cucinando eccellenti empanadas e buñuelos.  Carina ha un blog, elpiropo, scritto un po’ in italiano e un po’ in spagnolo. Il Piropo è: “a short spontaneous greeting phrase, that a beautiful woman receives, from a man on the street…”.   Travolto dai suoi racconti sulla cultura argentina mi è venuta la curiosità di andare a sbirciare cosa si muove nel campo di arte e scienza in quel paese. Ed ecco qui un artista muy interessante.


Si chiama Paula Gaetano, viene per l’appunto dall’Argentina, anche se il suo CV ci dice che in questo momento sta seguendo un Master of Fine Arts con indirizzo Arte e tecnologia, presso l’Ohio State University. Tra i suoi lavori Alexitimia, del 2006, è quello che mi ha incuriosito di più. L’alexitimia è l’incapacità di comunicare fisicamente o verbalmente delle emozioni. Paula ha creato un robot con una personalità alixitimica, a cui associa però un particolare comportamento, quello della sudorazione. La massa è immobile, organica, anche se morfologicamente lontanissima dall’uomo, soffice al tatto. Una mezza sfera muta, cieca, sorda e immobile. L’unica interazione possibile è quella del contatto fisico con gli spettatori. La sua superficie, insomma, la sua pelle, è l’unica parte sensibile, che comincia a sudare. Corporeità robotica, ciò che secondo l’artista distingue l’arte robotica dall’arte digitale e elettronica. L’hardware e software sono ugualmente importanti. “Per questo” dice l’artista ” ho modellato il corpo del Alexitimia come una scultura.” Nel filmato riportato qui sotto potrete vedere come è stata costruita l’opera, passo dopo passo, attraverso le immagini e la voce della stessa artista.


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Particolarmente interessante anche un altro lavoro dell’artista, composto da tre parti, Abjectio, Abjected Bodies e Abjected Bodies II, serie di oggetti in latex appesi al soffitto o chiusi in scatole di plexiglass, dall’apparenza “organica, fragile e instabile”, perfettamente statici o, invece, in movimento con mosse lente e inaspettate. Sculture informi, ambigue, sessuate e asessuate, repellenti e attraenti, reali e artificiali, erotiche e cattive, umane e mostruose, che esprimono la povertà e l’abiezione, una condizione in cui la soggettività è distrutta. E in cui l’aspetto umano svanisce trasformandosi in corpi frammentati e degradati che distruggono l’identità, i ruoli e il sistema.”

Abjected Bodies II by Paula Gaetano


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Una personale immagine di scientifica bellezza

6 Nov. 2008 | categoria arte a cinque sensi | Leggi tutto | 4 commenti

La scienza è anche bella. Esteticamente, intendo. Un giorno, forse, signore très chic si intratterranno in eleganti salotti impreziositi dall’immagine di una supernova, di un neurone ripreso al microscopio confocale, o di una nanosuperficie sopra il caminetto. Forse.

Flussi di aria calda da Controluce

Flussi di aria calda da Controluce

Nel frattempo nei musei, nelle mostre, sempre più spesso la scienza viene esibita, e comunicata, anche per la sua bellezza. Grazie a immagini stupefacenti, affascinanti, interessanti. A Trieste, per esempio, l’Immaginario scientifico ha aperto da poco SpaceArt, l’universo in mostra, in cui “I filmati e le immagini presentate, che hanno portato a importanti scoperte scientifiche, si fanno notare per una bellezza e una originalità tali da portare l’osservatore a riconoscere in loro una valenza artistica.” E’ gratuita e aperta tutte le domeniche fino al 28 dicembre. Fateci un salto, se siete nei paraggi.

Resto della Supernova di Keplero da Controluce

Anche io nella mia storia in laboratorio sono incappato qualche volta in immagini o situazioni che mi hanno colpito da un punto di vista estetico. Cito un po’ a caso: la forma dei cromatogrammi che sembravano onde perfette in un mare piatto, certe titolazioni nel laboratorio di chimica dagli inaspettati cromatismi, i puntali delle pipette in fila ordinata,  i globuli rossi al microscopio ottico.

Sarà capitato anche a voi di incappare in un’immagine, un’esperienza, che aveva a che fare con la scienza, bella in senso estetico. Se ne avete voglia, raccontacela qui. E se proprio siete a corto di ispirazione o di esperienze, rifatevi gli occhi con le immagini raccolte con grande passione da Ettore Panizon in Controluce sul sito di Ulisse – nella rete della scienza. Quelle che vedete su questa pagina vengono da lì. Ma ce ne sono molte altre, meravigliose. Buona bellezza a tutti.

Instabilità nella collisinone tra due getti da Controluce

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Giochi di specchi e tecnologia

3 Nov. 2008 | categoria arte a cinque sensi | Leggi tutto | Nessun commento

“Gli specchi ci concedono la possibilità di guardarci nello stesso modo con cui osserviamo normalmente gli altri, in completo contrasto con il modo usuale con cui osserviamo noi stessi, che è essenzialmente soggettivo”, parola di Daniel Rozin, artista israeliano. Sarà per questo che ogni volta che ci specchiamo la sensazione è quella di riscoprirsi. Come se l’immagine mentale che abbiamo di noi stessi prendesse improvvisamente forma, costringendoci a un biIancio tra pensiero e realtà. Il fatto che lo specchio sia spesso associato a malefici, superstizioni e rogne di ogni tipo la dice lunga sugli esiti di questo confronto.

Peg Mirror di Daniel Rozin (2007)

Daniel Rozin, agli specchi, alla riflessione e all’immagine (spezzata, scomposta, svelata, moltiplicata) ha dedicato un’intera carriera. Usando inventiva, tecnologia e i materiali più strani. Con Wooden Mirror ha costruito uno “specchio” la cui superficie era costituita da 830 pezzi di legno, “per esplorare il confine tra digitale e fisico, usando un materiale caldo e naturale come il legno per raffigurare il concetto astratto di pixel digitale”. Con Trash Mirror ha ripetuto l’esperimento, ma con la spazzatura raccolta a New York “per rifletterci in ciò che buttiamo”. Peg Mirror erano cilindri di legno che, muovendosi e cambiando l’inclinazione, davano forma alla figura.


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Rozin certamente non si è fermato qui. Ha trasformato chi si specchia in una sorta di pupazzo di neve (è Snow Mirror), solleticato il suo narcisismo moltiplicando la sua figura per 34 volte ed eliminando chiunque altro si trovi nei paraggi (è Self Centered Mirror). Con Easel ha preso una tela, un cavalletto, un pennello e tre barattoli di latta corrispondenti ad altrettante telecamere. Ogni pennellata sulla tela svela pian piano l’immagine ripresa da una delle telecamere, a seconda di quale barattolo si è scelto per intingere il pennello. Per capire come funziona guardate il filmato qui sotto: l’effetto è davvero stupefacente.


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Cosa apparirà?

30 Ott. 2008 | categoria arte a cinque sensi | Leggi tutto | 6 commenti

Tranquilli: non vi faro’ unire i puntini da 1 a 50. Ho ascoltato su efferveScienze, podcast dell’Università di Genova, l’intervista a Stella Battaglia, artista in coppia con Giovanni Miglietta, e mi preme avvertirvi che, anche in campo artistico, a volte ingannevole è l’occhio più di ogni cosa.

Battaglia-Miglietta sono presenti con le loro opere alla mostra Oltre i sensi al Festival della scienza di Genova. I due lavorano con la prospettiva, con oggetti, forme e disegni che si riflettono negli specchi, costruendo immagini tridimensionali, in cui lo spettatore, specchiandosi, si trova proiettato. Una scenografia di cui si viene circondati, ma che non esiste, se non, per l’appunto, dentro lo specchio. E’ il gioco dell’anamorfismo, in cui un’immagine si costruisce solo utilizzando appositi strumenti, come uno specchio, o solo da alcuni punti di vista, con effetti spesso molto divertenti.

Dal Rinascimento in poi, molti artisti si sono sbizzarriti giocando con l’occhio. E con l’illusione. Oggi può bastare una luce giusta e un po’ di spazzatura per creare incredibili effetti, come nei lavori di Tim Noble and Sue Webster:

Oppure un po’ di gesso per colorare, per riempire i marciapiedi di fosse da cui emergono misteriose creature, come per le opere di Eduardo Relero, o di piscine, fontane e oggetti di ogni tipo per i dipinti di strada di Julian Beever. O, ancora, delle semplici righe tracciate sui muri che si frangono in mille frammenti per poi comporsi in elegantissime geometrie come nel caso di Felice Varini, artista svizzero il cui lavoro è stato definito “l’anti-Mona Lisa”.


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