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Articoli in ‘arte e tecnologia’

Il ritratto di Dorian Gray, o quasi

14 Apr. 2009 | categoria arte e tecnologia | Leggi tutto | Nessun commento

La cosa non è proprio nuovissima ma in ogni caso parecchio divertente. Il paragone con il ritratto di Dorian Gray è persino troppo ovvio, però è lì che si casca. Anche se i quadri in oggetto non si deformano per le nostre nefandezze e turpitudini, bensì con il nostro umore. Così se siete arrabbiati i colori del dipinto diventeranno accesi di rosso e viola.  Blu, grigio o marrone se sarete malinconici, colori pastello se invece siete proprio di buon umore.

L’empathic painting è una diavoleria inventata dai ricercatori della Università di Bath e Boston. Grazie a una web-cam il software è in grado di interpretare ciò che sentite in base alla posizione della bocca, delle sopracciglia, la grandezza degli occhi ecc. Le modificazioni avvengono in tempo reale. Se volete vedere immagini e filmati il link è questo.

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Robotragno

30 Mar. 2009 | categoria arte e tecnologia | Leggi tutto | Nessun commento

insomma, mi è presa la mania del robot artistico. Dopo Moura ecco un altro artista interessante che lavora con gli automi. Si chiama Ken Rinaldo e, visitando il suo sito, ho scoperto un suo lavoro del 2006 particolarmente curioso. Si intitola Automatic Spider bots 2006. Erano dieci robot simili a ragni che interagivano con il pubblico, con l’ambiente, con loro stessi, con il cibo presente (che consisteva nel dispositivo per la loro ricarica) modificando il loro comportamento di conseguenza. Rinaldo lidefinisce degli esseri chimera: ragni alla ricerca di cibo come formiche, che “vedevano” come dei pipistrelli (grazie a un sistema ad ultrasuoni posizionati su delle antenne) e con il verso stridulo di un uccello. Inquietante mica poco, non vi pare? Ecco qui sotto un filmato, purtroppo piuttosto breve che li ritrae.


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Robot che fanno arte

30 Mar. 2009 | categoria arte e matematica, arte e tecnologia | Leggi tutto | Nessun commento

Lo conoscete Leonel Moura? Se la risposta è negativa recuperate subito. Seguitemi nel ragionamento. Immaginate un artista. Ok? Ora immaginate che questo artista, come specializzazione, costruisca robot. Ok? Niente di particolare, fin qua, perché di gente che per ispirazione creativa costruisce degli automi ne abbiamo già trovato qualcuno. Ma, evidentemente, una particolarità qui c’è. Perché i robot di Leonel fanno arte. Sono loro, circuiti, fili e connessioni a esprimersi. Non sto qui a sindacare che cosa significhi il verbo “esprimere” per un robot. Non credo di essere la persona giusta. Ma il lavoro di Mura dà di che riflettere.

Lbot era un robottino che dipingeva, da solo. I robot, peraltro, sanno lavorare anche in gruppo come in “swarm painting robots”, tutti capaci di muoversi nell’ambiente e dotati di un piccolo cervello che faceva girare algoritmi basati su semplici regole. Il risultato, ovvero l’opera, non era predeterminato ma nasceva invece dagli effetti combinati di casualità e comunicazione con l’enviroment. Nel filmato qui sotto potete vederli all’opera.


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Per chi nei robot vede invece una potenziale potenza distruttrice dell’umanità, e pensa che la creatività venga, anche, dalla distruzione, guardate questo altro filmato che presenta l’azione di DADA 2.0 the iconoclast robot, una grande goccia che con il suo braccio fa a pezzi un’umanità di gesso. Del resto “la Natura è la più grande iconoclasta. Se si pensa alle nuove tecnologie, l’iconoclastia è il più importante processo per generare il nuovo: di fatto questo è il più grande paradigna. Le nuove tecnologie sono distruttive per natura…”. Buona visione.


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Un’esperienza da padreterno

2 Mar. 2009 | categoria Arte e natura, arte e tecnologia | Leggi tutto | Nessun commento

L’arte esplora anche il modo in cui noi, esseri umani, influenziamo più o meno direttamente e consapevolmente la Natura. Modificandola, plasmandola, eliminandola, secondo le nostre esigenze del momento. Spesso con scarsa lungimiranza, va detto. Nelle esplorazioni artistiche in questo campo grande ruolo hanno giocato le nuove tecnologie, e in particolare, l’elettronica con la capacità di creare nuovi mondi, virtuali in cui, come dice il titolo di questo post, fare esperienza come padreterno. Vi segnalerò in questa sede due opere, non nuove ma, certamente, di quelle che hanno lasciato il segno. Gli autori di entrambe sono la sempre interessante coppia Christa Sammerer e Laurent Mignonneau che molto hanno indagato le interazioni tra mondo virtuale e mondo reale. La prima opera risale a 17 anni fa: al 1992, quindi.  Il suo titolo è piuttosto esplicativo: Interactive Plant Growing. Una crescita di piante interattiva, insomma. Piante virtuali che crescono in tempo reale sullo schermo e piante realmente esistenti che si possono toccare. Gli spettatori avvicinandosi alla pianta o toccandola potevano influenzare la crescita (virtuale) di oltre 25 specie diverse di piante che apparivano su un grande schermo di fronte a loro. Determinando anche il tipo di pianta che si sarebbe sviluppata: una felce? Una vite? Un muschio? Una pianta killer? Qui sotto un filmato, purtroppo di pessima qualità, che vi mostra l’opera.


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La seconda opera è di due anni successiva e si intitola A-Volve. Anche qui al centro dell’interesse dei due artisti c’era il visitatore che, muovendo le dita, poteva dare forma a una creatura che assumeva un figura tridimensionale. La creatura poteva poi interagire con gli altri esseri presenti all’interno di una piscina e muoversi, anche, secondo le direttive del suo creatore. La forma influenzava direttamente la capacità di sopravvivere e riprodursi. Per capire come funzionava l’opera e la sua filosofia sentite la voce degli stessi Christa e Laurent nel filmato qui sotto (anche qui le immagini e il suono non sono granché, purtroppo, ma “sul tubo” non ho trovato di meglio).


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Prima che la marea cancelli ogni traccia

28 Feb. 2009 | categoria Arte e ambiente, Arte e natura, arte a cinque sensi, arte biotech, arte e chimica, arte e tecnologia | Leggi tutto | Nessun commento

I suoi pennelli sono un bastoncino di legno trovato nella sabbia e un rastrello. La sua tela le grandi spiagge della California, ad esempio quelle tra Santa Cruz e Half Moon Bay. Le sue opere si fondono nei panorami deserti come in quelli affollati di bagnanti, di bambini in bicicletta, di fidanzati che passeggiano sul bagnasciuga. Quelle stesse spiagge che lui, da appassionato surfista, ha da sempre frequentato.

Jim Denevan, questo il nome di questo originale artista, traccia nella sabbia magici disegni, dal sapore metafisico, camminando per miglia e miglia sotto il sole. Trenta miglia, in media, per sette ore di lavoro. Opere monumentali, perché visibili nella loro interezza solo da molti metri di altezza,  e sfuggevoli perché destinati a esistere solo per poche ore, prima che la marea e il vento le cancelli per sempre. “Dal basso, questi disegni divengono dei posti ben definiti in un ambiente indefinito come la superficie della spiaggia dell’Oceano. Dall’alto possono esser visti come un elemento del paesaggio, come le nuvole i fiumi o gli edifici.” Non so bene come faccia, ma le sue opere sono tutte realizzate “a mano libera”, cioè senza avvalersi di alcun strumento di misurazione.

Date un’occhiata al suo sito e rimarrete strabiliati. L’opera che vedete qui sotto è stata realizzata il 15 gennaio di quest’anno. Una curiosità: Jim, oltre che artista del paesaggio è anche un appassionato di cibo e chef molto apprezzato. Ha cominciato a lavorare nei ristoranti a 17 anni, di sera, così di giorno poteva dedicarsi al surf, altra sua passione.  promotore di un’iniziativa di successo, intitolata Outstanding the field , feste mobili a base di cibo genuino, da tenersi nelle fattorie con il cibo appena raccolto. La missione? Ricreare il legame tra i commensali, il luogo in cui consumano il loro pranzo e le origini del cibo nel piatto, rendendo così merito agli agricoltori e agli artigiani del cibo che lo hanno coltivato e cucinato. Su questa esperienza ci sono un libro e un sito, per capirne di più. Arte per gli occhi e cibo per la pancia: il tutto in contesti naturali. Cosa volere di più?

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