21 Lug. 2009 | categoria Senza categoria | Leggi tutto | 1 commento
Eccoci qua. Insomma siamo arrivati alla fine dell’anno scolastico. Tempo, per gli studenti, e magari anche per gli insegnanti, di bilanci. Anche per i blogger, verrebbe da pensare. Mi chiedo spesso se le cose che ho scritto in tutti questi mesi, e a guardarle tutte sono davvero tante, abbiano interessato qualcuno. E’ sempre un bel interrogativo, per chi scrive, figurarsi che reazioni avranno le sue parole sugli altri. A volte mi piacerebbe saperlo, davvero.
Non sono state molte le persone che hanno scritto su questo blog, e questo accende le mie domande ancora di piu’: ma qualcuno l’avrà letto? Forse le cose che ho scritto non erano abbastanza interessanti, o forse io le ho scritte in maniera troppo complicata? Mumble, mumble. Io, comunque stiano le cose, mi sono divertito. E ho imparato parecchie cose.
Potrei chiudere questa esperienza, per quest’anno, con un’altra notiziola di artistica scienza, ma ve la risparmio. Ho sempre trovato i compiti per le vacanze una cosa sadica, e invece ho adorato quando a scrutini finiti, i professori si fermavano a chiacchierare con noi studenti. A trascorrere le ore parlando del piu’ del meno. Questo, dunque, è il post delle chiacchiere sul piu’ e il meno. Non vi raccontero’ delle mie vacanze, perché non le faro’, purtroppo. Ho comprato un pezzo di armadio e questo mi ha ciucciato parecchi risparmi. Se vi va raccontatemi delle vostre. E magari se proprio vi capita di vedere qualcosa di veramente fico in giro per il mondo, legato all’arte e alla scienza, da qui in avanti, segnalatemelo. (ma sia chiaro questo NON E’ un compito per le vacanze
buona estate a tutti e chissà , magari ci si becca in giro.
Donato
torna su
3 Giu. 2009 | categoria Senza categoria | Leggi tutto | Nessun commento
Leggo e vi segnalo una bella intervista sul nuovo numero di Digicult.it a Christina Kubisch, di professione soud artist ovvero artista del suono (la trovate a questo link). Se vi siete interrogati sui campi elettromagnetici che ci circondano e in cui siamo immersi, dovete assolutamente provare una delle Electrical Walks, le passeggiate elettriche ideate da Christina. “In tutte le città , soprattutto in quelle più grandi, sono nascoste un numero incredibile di onde magnetiche; sono dappertutto, non le vediamo, non le sentiamo, ma ci sono!” dice l’artista nell’intervista a Matteo Milani.
La sua invenzione sono delle cuffie speciali che trasformano i segnali elettromagnetici in segnali audio. Nascono così concerti sonori molto speciali presso spazi e luoghi pubblici, con lo spettatore in cuffia che si lancia alla scoperta di nuovi spazi acustici, dentro a percorsi uditivi definiti come tracciati invisibili. Christina, il suo percorso sonoro lo racconta così:
“Ho iniziato a progettare dei percorsi in grandi città , proprio da quando ho cominciato ad avere in cuffia sempre più disturbi che non sapevo analizzare (ronzi, ritmi, veramente strani): infatti, per un periodo di alcuni anni (all’inizio degli anni Novanta) avevo interrotto le “passeggiate” perchè il materiale era rotto e potevo ricostruirlo soltanto grazie ad uno sponsor. Nel 1999 trovai questo sponsor, ma in quei pochi anni di interruzione, il mondo dei campi magnetici era aumentato enormemente! Per questo ho deciso di utilizzare proprio quel tipo di disturbi come dei suoni da esplorare: una delle prime città per le mie esplorazioni è stata Tokyo.”
E prosegue:
“Sembra uno scherzo, ma un tipo di suono che preferisco è quello dell’illuminazione dei negozi di cosmetici (come per esempio in via Dante, Milano). Le banche invece hanno dei suoni molto acuti, sinusoidali. Mai sentiti suoni così alti e stridenti! La mappa di Electrical Walks per me è come uno spartito: finora ho fatto 23 passeggiate e le prossime tappe saranno Copenaghen e Leeds. Nel 2010 ho un invito per mappare la Regione della Ruhr, una delle più grandi aree urbane europee, che sarà anche città europea della cultura nel 2010. Farò un percorso in diverse città , ma anche via macchina, treno e persino bicicletta.”
torna su
18 Mar. 2009 | categoria Senza categoria | Leggi tutto | Nessun commento
Scrivo da Cambridge, dove sono venuto per un convegno. Sto in un posto magnifico, in questo momento. Più precisamente dentro a un vero college, di quelli con i muri spessi, le biblioteche e gli scienziati famosi. Insomma non me la passo male. Pero’, ecco, venerdì avrei dovuto essere presente a un evento, a Napoli, e non ci sarò perché l’ubiquità non mi è stata data in dono dalle fate madrine. Mi spiace un sacco non poterci andare e quindi ne parlo qui. L’evento si chiama Che emozione! Arte e scienza nella museologia scientifica di nuova generazione. E’ promosso dalla fondazione Idis -Città della Scienza e da Le nuvole – Teatro Stabile di Innovazione.
Sarà una due giorni, in cui si parlerà di arte, di scienza e dei luoghi propri della comunicazione scientifica, in cui spesso arte e scienza, sorprendentemente (?) si incontrano. In quella occasione ci sarà anche la presentazione del libro che ho scritto con Alessandra Drioli, che proprio di questo parla. E leggere il mio nome nel programma, e sapere che non potrò essere li’ mi fa piangere il cuore. Accidenti. Le informazioni sull’evento le trovate qui. Se ne avete l’occasione, e siete a Napoli, andateci voi per me. Sigh.
torna su
16 Feb. 2009 | categoria Senza categoria | Leggi tutto | 2 commenti
Ho passato un fine settimana (lungo) a Parigi. Sono tornato rigenerato e rilassato. E non riuscirò a farvi pena dicendovi che il viaggio è stato così lungo che nello stesso tempo si arriva a New York, ne sono consapevole. Comunque, nel gironzolare qui e là per la città , sotto la pioggia e, persino, la neve, (sto cercando di smorzare la vostra invidia con effettacci da piccola fiammiferaia) sono capitato al Centre Pompidou, a trottare su e giù per i due piani della mostra permanente.
Un tuffo nel passato recente e l’occasioni per trovare artisti che, nel secolo passato, hanno utilizzato, più o meno consapevolmente, i principi della fisica, della matematica, della biologia, della meccanica per le loro creazioni. Ecco allora le delicatissime sculture di Alexander Calder che giocano sugli equilibri delle forze o riproducono fantastiche costellazioni. E che, in alcuni casi, si sono spinte molto oltre. Mi è venuto in mente, ad esempio, che una scultura di Calder, Black Peacock (la vedete qui sotto, non cercatela al Centre Pompidou) sembra riprodurre esattamente la fisiologia di una particolare area del cervello, chiamata V5 responsabile del moto e delle sue direzioni. “Viste da lontano i pezzi della scultura appaiono come “macchie” statiche di varie dimensioni” scrive Semir Zeki dell’University College London “ma quando i pezzi si muovono nelle differenti direzioni, ognuna stimola solo una categoria di cellule che è selettivamente responsiva alla direzione in cui la specifica macchia si muove”

Al Pompidou è in mostra anche un lavoro di di Jesus Rafael Soto, artista venezuelano che concentrò spesso il suo lavoro sui meccanismi percezione, non quella dell’occhio bensì quella del cervello. Lì sarete messi alla prova confrontandovi con un magico quadrato blu che non esiste ma, magicamente si comporrà solo dentro la vostra testa. Non sono riuscito a trovare una foto dell’opera on line, accontentatevi pertanto di quella che vi presento qui, presa direttamente dal sito dell’artista, ma che offre un buon esempio dell’opera di Soto. Il suo titolo è Esfera virtual amarilla.

Una visita al Pompidou sarà anche l’occasione per ritrovare Pietr Mondrian e le sue linee dritte a costruire geometriche composizioni. Linee, nel suo pensiero, costituenti di tutte le forme. Ed ecco che (come viene descritto in questo interessante articolo di Seed) molti anni dopo i fisiologi hanno scoperto delle particolari cellule che rispondono selettivamente alle linee diritte, riconosciute come “i mattoni” della percezione delle forme. E sarà anche l’occasione per scoprire o riscoprire Bernard Requichot, tragica figura di artista, morto suicida a soli 32 anni, i cui dipinti si ispiravano al concetto di spirale (estendendone il concetto grafico anche alla scrittura) e ai reliquari, con composizioni che accumulavano frammenti di natura dentro le scatole. Ecco qui una delle opere conservate dentro al museo parigino: NEKONK TANKE TANK MALA, del ‘61.

Â
Tags: Calder, Centre Pompidou
torna su