23 Feb. 2009 | categoria Arte e ambiente, Arte e natura, arte e tecnologia, bioart | Leggi tutto | Nessun commento
Impossibile parlare di BioArt senza prenderli in considerazione. Marion Laval-Jeantet e Benoit Mangin hanno fondato Art Orienté object nel 1991, una collaborazione che, come scrivono loro stessi, assomiglia a quella tra “un commediografo e un regista, in costante dialogo”. I loro interessi? Le scienze della vita e il comportamento, dall’etologia alla psichiatria transculturale. Per lavori in varie forme: dalle installazioni ai video, alla fotografia. Eseguiti a volte, maneggiando gli stessi strumenti della scienza. Un esempio è una delle loro opere più famose: Culture de Peaux d’Artistes. I due artisti si sono fatti prelevare dei tratti di epidermide dai ricercatori dell’MIT di Boston che sono stati impiantati poi su derma di maiali e tatuati con le sembianze degli animali in via d’estinzione: “la pelle diventa così la sede di una simbolica alleanza ponendo degli interrogativi sul concetto di barriera di specie”.

Culture de Peaux d’Artistes by Art Orienté object
Per Rabbits were used to prove esposero il corpo imbalsamato di un coniglio, trovato nella spazzatura. Le sue interiora furono ricostruite con la lana della pecora Dolly, primo animale clonato da una cellula somatica adulta.
Il loro Museum of Mental Horrors e il Museum of Human Horrors sembrano deliziose case della bambole ma espongono invece sconvolgenti scene di vivisezione, animali in gabbia o che subiscono l’elettrochoc, e via orripilando. Uno dei lavori presentati era Wire-Mesh Surrogate Monkey Mother riproduceva uno degli esperimenti di Harry Harlow sulla “scienza dell’affetto”. Negli anni Cinquanta Harlow separava cuccioli di scimmia dalle loro madri e li faceva crescere da macchine scimmiesche dispensatrici di latte: alcune “nude” e in forma di intreccio di fili, altre rivestite da soffice tessuto. Potete trovare qui una descrizione delle sue ricerche.

Pioneer Ark by Art Orienté object
Pioneer Ark, invece riproduceva una grande arca di Noé abitata da specie transgeniche in porcellana. Quest’opera fu ispirata ai due artisti da una visita alla australiana Pioneer Farm, un centro che raccoglie animali vittime di mutazioni per cause umane (inquinamento radioattivo o chimico) e non. Impossibilitati a fare fotografie all’interno del centro, dopo la visita la coppia raccolse le descrizioni di animali mutanti presenti nella letteratura scientifica, riproducendoli poi in Pioneer Ark. Potete trovare una lunga intervista ai due la potete trovare qui.
Tags: Art Orienté object, Benoit Mangin, bioart, Marion Laval-Jeantet
torna su
28 Dic. 2008 | categoria bioart | Leggi tutto | 1 commento
Ogni volta che incappo in qualche corso interessante, come nel caso dell’americano Flow visualitation, che unisca arte e scienza ve lo evidenzio. Arriverà presto anche il turno dell’Italia e, anzi, a questo proposito, vi invito a segnarlarmi le iniziative che, nel nostro Paese, si muovano dentro quella che ogni tanto mi piace chiamare la “terra di mezzo”. In campo educativo, a tutti i livelli, ce ne sono parecchie, spesso piccole e sparse qua e là, nel territorio. Fatevi avanti e raccontate la vostra esperienza. Potrebbe essere, questa, un’occasione per uscire dall’isolamento che troppe volte caratterizza le diverse attività nel campo della comunicazione della scienza.
Vi segnalo questo link, con la descrizione di un corso organizzato dall’Università di Leiden, Olanda, “un laboratorio di studio sugli intrecci tra arte e scienza destinato a studenti di diverse discipline per esplorare le intersezioni tra arte e vita quotidiana, attraverso letture critiche e attività hands-on. Insieme esploreremo i dibattiti di carattere etico, le tematiche sulle responsabilità e la specializzazione nelle pratiche legate alla BioArt. Gli studenti verranno introdotti alle diverse tecniche di laboratorio: ci aspettiamo che si sporchino le mani!”. La deadline per l’iscrizione è il primo di febbraio 2009, i corsi saranno in inglese e dureranno fino a giugno 2009.

Una farfalla di Marta De Menezes. Fonte: http://remixtheory.net/?p=77
Visto che di BioArt si parla, colgo l’occasione per presentarvi seppur brevemente, una delle sue maggiori rappresentanti. Si chiama Marta de Menezes ed è portoghese, classe 1975. La incontreremo altre volte, da qui in avanti. Per ora vi segnalo, in particolare, uno dei progetti più famosi. Il suo titolo è NATURE?, è un po’ vecchiotto ma sempre interessante, con cui l’artista ha “creato” delle farfalle dall’inedita estetica. Il pattern di forme e colori delle loro ali, infatti era disegnato dall’artista interferendo sullo sviluppo delle stesse. Un pattern unico e non riproducibile, perché non trasmissibile per via ereditaria. La De Menezes agiva, in particolare, su una sola delle due ali “per enfatizzare le similarità e le differenze tra il concetto vecchio e nuovo di “naturale”". Opere d’arte che, nelle parole della De Menezes, “vivono e muoiono. E’ simultaneamente arte e vita. Arte e Biologia”
Tags: bioart, Marta de Menezes, NATURE?
torna su
2 Dic. 2008 | categoria bioart | Leggi tutto | 2 commenti
Certo, non sono come le matite colorate. Necessitano di condizioni particolari per crescere e moltiplicarsi. Ma anche con i batteri si possono fare dei magnifici disegni. Lo sanno bene gli artisti della BioArt che già da qualche anno si sbizzarriscono in spericolate sperimentazioni pittoriche a base di microorganismi. Come Hunter O’Reilly, interessante figura di artista e genetista, con i suoi Living Drawings fatti con batteri bioluminescenti.

L’ultimo progetto che mi è capitato sotto agli occhi è un pizzico ambizioso: “costruire un display dinamico utilizzando batteri fluorescenti”. Per fare con il vivente, anzi con milioni di organismi viventi, ciò che siamo abituati a vedere fare dalle macchine. Sostituendo i pixel con i batteri. Non so se l’impresa riuscirà ma il progetto di Ákos Maróy, Artist in residence del The Arts & Genomics Center di Leiden, Olanda, mi ha incuriosito.

Disegni con batteri fluorescenti dal progetto Biodisplay
Al momento siamo al primo step, ovvero al disegno di una singola figura. Del resto anche con un cartone animato si parte così. I partecipanti al progetto ricevono una piastra con un apposito terreno per far crescere i batteri fluorescenti. Una volta seminati secondo una precisa figura i batteri vengono lasciati in termostato per tutta la notte. La mattina dopo: voilà! Un bel disegno! Qui sotto potete vedere la sequenza dei differenti step con il protagonista del videogame Berzeck. Per chi volesse sapere tutto del progetto e su come l’artista pensa di poter costruire uno schermo a batteri potete trovare tutto sul sito. Arrivarci non è facile: andate su www.artsgenomics.org. Nella sezione Art & science projects troverete il box Artist in Lab Project Biodisplay Akos Maroy. Fateci un clic e se non sarete già stremati arriverete a destinazione. Un sacco di informazioni saranno il premio di tanta fatica. Per chi volesse dire la sua c’è anche un blog.



Tags: Ákos Maróy, bioart, Living Drawings
torna su