insomma, mi è presa la mania del robot artistico. Dopo Moura ecco un altro artista interessante che lavora con gli automi. Si chiama Ken Rinaldo e, visitando il suo sito, ho scoperto un suo lavoro del 2006 particolarmente curioso. Si intitola Automatic Spider bots 2006. Erano dieci robot simili a ragni che interagivano con il pubblico, con l’ambiente, con loro stessi, con il cibo presente (che consisteva nel dispositivo per la loro ricarica) modificando il loro comportamento di conseguenza. Rinaldo lidefinisce degli esseri chimera: ragni alla ricerca di cibo come formiche, che “vedevano” come dei pipistrelli (grazie a un sistema ad ultrasuoni posizionati su delle antenne) e con il verso stridulo di un uccello. Inquietante mica poco, non vi pare? Ecco qui sotto un filmato, purtroppo piuttosto breve che li ritrae.
Lo conoscete Leonel Moura? Se la risposta è negativa recuperate subito. Seguitemi nel ragionamento. Immaginate un artista. Ok? Ora immaginate che questo artista, come specializzazione, costruisca robot. Ok? Niente di particolare, fin qua, perché di gente che per ispirazione creativa costruisce degli automi ne abbiamo già trovato qualcuno. Ma, evidentemente, una particolarità qui c’è. Perché i robot di Leonel fanno arte. Sono loro, circuiti, fili e connessioni a esprimersi. Non sto qui a sindacare che cosa significhi il verbo “esprimere” per un robot. Non credo di essere la persona giusta. Ma il lavoro di Mura dà di che riflettere.
Lbot era un robottino che dipingeva, da solo. I robot, peraltro, sanno lavorare anche in gruppo come in “swarm painting robots”, tutti capaci di muoversi nell’ambiente e dotati di un piccolo cervello che faceva girare algoritmi basati su semplici regole. Il risultato, ovvero l’opera, non era predeterminato ma nasceva invece dagli effetti combinati di casualità e comunicazione con l’enviroment. Nel filmato qui sotto potete vederli all’opera.
Per chi nei robot vede invece una potenziale potenza distruttrice dell’umanità, e pensa che la creatività venga, anche, dalla distruzione, guardate questo altro filmato che presenta l’azione di DADA 2.0 the iconoclast robot, una grande goccia che con il suo braccio fa a pezzi un’umanità di gesso. Del resto “la Natura è la più grande iconoclasta. Se si pensa alle nuove tecnologie, l’iconoclastia è il più importante processo per generare il nuovo: di fatto questo è il più grande paradigna. Le nuove tecnologie sono distruttive per natura…”. Buona visione.